Addomesticare le parole a Machu Picchu.

Quaranta minuti fa avete festeggiato l’inizio del 2017, qualcuno semplicemente la fine del 2016, mentre io assieme ad altre 18 anime su un furgone straboccante cerco di rientrare a Cuzco almeno per la nostra mezzanotte. Sei ore in ritardo sulla vostra. Ho dormito le prime 5 ore di viaggio e finalmente mi sento nuovamente una persona. Ero talmente stanco da non ricordare più nitidamente come ci si sente. Oggi siamo stati a Machu Picchu ed è stato emozionate, immersi com’eravamo tra nuvole rapidissime e pietre millenarie perfettamente lavorate. A formare muri resistenti ai terremoti. Avremo fatto 10 chilometri di sole salite e discese e prima tre ore di file per guadagnarci biglietto ed ingresso nell’area perché solo ieri sera il ministero dei beni culturali ha deciso, per eccesso di richieste, di anticipare ad oggi la nuova tariffa 2017 dei prezzi d’ingresso facendo così saltare d’un colpo i nostri biglietti assieme ad altri centinaia. La sveglia era alle tre e quindi non più di quattro le ore di sonno. Ieri il lungo viaggio in bus e 12km a piedi in mezzo alla foresta per raggiungere Aguas Caliente, piccolo e grazioso paesino tutto costruito sul turismo nonché ultima ed unica tappa per chi vuole andare a Machu Picchu. La pioggia ci accompagna da due giorni ma garbatamente ed alla fine dopo l’abitudine ci si affeziona pure a questa pioggia. Come ci si affeziona alla nebbia dopo un’adolescenza nella bassa bolognese. Nemmeno alle terme la pioggia ci abbandonato intensificandosi e regalandoci un brivido ogni volta che le spalle emergono dai 38 gradi di acqua solfurea. 

L’autoradio come sempre manda hit peruviane, ne riconosco una messicana e pure gli avventura. Una ragazza che mi siede davanti le canta tutte e non ne sbaglia una. Ha una bella voce. Oggi è l’ultimo giorno di un anno che mi ha messo alla prova, oggi sono 6 giorni che praticamente non ho contatti con la mia vita a 8000 chilometri da qui. Mi ero ripromesso di farlo, lo sto facendo ma sará difficile non mandare nemmeno un messaggio di auguri questa notte. 

Oggi ho ripreso a scrivere e finalmente le parole hanno ripreso a mettersi in fila da sole, che a me sembra di non saperle più governare da tempo. Se questa cosa resta, se le parole resteranno addomesticate anche nei prossimi giorni, durante qualche viaggio, riordino quelle scritte maldestramente dal giorno di Natale ad oggi. È il primo di una serie, potenzialmente infinita, di buoni propositi. 


Lo scorso anno m’ero ripromesso di non acquistare per tutto l’anno cd, lp, DVD e tantomeno vestiti che con quei soldi ogni 6 mesi mi sarei preso almeno 15 giorni per fare il viaggiatore. Ecco l’ho fatto. 6 mesi fa ero in Messico. Ora qua in Perù.

Seguo la strada buia e poco illuminata e mi vengono in mente due differenti immagini di capodanno. 

La prima è al tpo, un centro sociale bolognese, sono il primo a mettere i dischi, faccio un set bello pestone, tutto cassa dritta e pochissimi pezzi cantati. Checco mi raggiunge sul palco sbronzo di quella sbronzaggine lieve che ti rende simpaticissimo e se sei Checco pure il capo della festa, prende il microfono ed inizia a declamare la ricetta del branzino con la menta. La gente balla, non capisce ma si diverte. Nell’aria si respira la fine di un epoca, non solo di un anno. Era tutto vero. Ho passato la maggior parte dei capodanni della mia vita mettere i dischi, credo che la prima volta avessi 17anni e da lì non ho praticamente mai smesso.

La seconda invece è a New York, lei è ad una festa di quelle grandi con un sacco di gente che non conosci e con la band che suona dal vivo. Sembra divertente, di sicuro somiglia ad una festa e tanti si stanno pure divertendo. Lui invece è ad un altra festa, di quelle che non sai se sono una festa per davvero o solo una cerimonia. A 15 isolati dalla prima festa. Quando parte il conto alla rovescia lui scende in strada e inizia a correre. In una New York deserta, tipo ’28 giorni dopo’. Corre, corre, corre ed arriva da lei che quando lo vede li, tutto sudato, mette su il muso e lo guarda stringendo le sopracciglia. Lui le dice che quando capisci che vuoi passare il resto della vita con qualcuno desideri che il resto della vita cominci prima possibile. Lui è Henry, lei è Sally e sono i protagonisti di uno dei miei film preferiti. Non so perché mi sia venuto in mente ma nel silenzio di questo pullman, a capodanno, al primo capodanno buio silenzioso che io ricordi queste sono le prime due immagini che mi sono saltate alla mente. Ora forse faccio un altro pisolino. Mancano quattro ore. Buon anno.

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