4 giorni in Gambia per imparare ad esser felici anche sotto un temporale lungo 4 giorni (Senegal Gambia parte 2/3)

Giorno1: Viaggio da Ziguinchor verso Serekunda con 7posti e fuori strada.

Giorno2: Visita al Monkey Park, visita al Crocodile Pool, bivacco e bagno in spiaggia di Kololi. Il tutto con l’ automobile della guida.

Giorno3: Escursione in piroga sul fiume Gambia, visita a Banjul e gita allo Stadio. Il tutto con l’ automobile della guida.

Giorno4: Visita al Wide Open Walls a Kubuneh, visita allo Snake Farm a Kartong, bivacco e bagno in spiaggia a Sanyang. Il tutto con l’ automobile della guida.

Giorno5: Viaggio verso Dakar con taxi 7posti, motorino, traghetto e automobile della guida [In ordine inverso]

Restituiamo la macchina a Ziguinchor e partiamo con un taxi 7posti verso la Gambia. Il taxi 7posti funziona così: 1 posto accanto al guidatore, tre centrali (i più desiderati) ed i tre in terza fila. I bagagli nel baule (con un supplemento che dipende dalla dimensione) e/o legati sul tetto (coperti da una cerata che siamo nella stagione delle piogge). Quando é pieno parte. Alcuni coiffeur ti permettono di comprare il posto mancante se hai fretta di partire, altri non ne vogliono sapere nulla e partono solo quando il taxi é pieno. Appena arrivati alla Gare Routiere, uno dei luoghi più caotici del mondo, inizia a piovere. Fare il mercato africano, nel caos della gare, sotto il diluvio d’agosto é un esperienza da fare. Essenziale per capire bene cos’è l’Africa. Diluvia per tutto il viaggio e dallo sportello entra acqua come fosse un ruscello di montagna. Continuativamente. Mi ci abituo in fretta e mi metto a scrivere per questo blog. Per distrarmi. Arriviamo velocemente a Juborow dove ci facciamo mettere qualche timbro senegalese, qualche timbro gambiano e ci mettiamo alla ricerca di un 7posti per Banjul, la capitale del Gambia, ma nessuno sembra andare a Banjul. Dopo un’infinita contrattazione sotto l’acqua partiamo con un 4×4 per Serrekunda. La sim senegalese non funziona e non riusciamo a chiamare alcun hotel. Siamo in bassissima stagione e la metà dei campement sono chiusi. Non abbiamo danaro gambiano e piove a dirotto. Lo chauffeur del 4×4 é un ciccione mulatto, molto antipatico convinto che i Toubab vadano spennati il più possibile. Ci ripete più volte che qui in Gambia nulla é gratis e ci dice che ci fa chiamare l’hotel per 1500Cfa. Si fotta. Poi arriviamo, l’hotel scelto costa il doppio di quello che diceva la guida (mannaggia alla Lonely Planet) ed i tassisti fuori dall’hotel ci chiedono 800Dalasi (anzi che 150) per arrivare in città. Così ci armiamo di doppio Kwai, di tanta pazienza e ci dirigiamo sotto una pioggia fittissima verso un luogo dove poter mangiare qualcosa e magari, con un Wi-Fi, trovare dove alloggiare. Perché l’unico modo per averla vinta con i tassisti é arrivare con le idee chiare su dove andare, con tanto di riferimenti (chessó il distributore piuttosto che la tal rotonda) perché gli indirizzi non esistono e se esistono nessuno li sa, e quanto costa agli autoctoni perché i ‘tubab’ pagano sempre una cifra differente. I tubab sono i bianchi.

Due chilometri più in là, ci fermiamo al ristorante Senza nome chiedendo informazioni e, spiegando ad un passante molto gentile il nostro problema, siamo finiti nelle mani di Kebba che aveva la giornata libera e che aveva voglia di risolvere tutti i nostri problemi ad un prezzo davvero irrisorio: quello del semplice viaggio da lì alla vicina Serekunda [ci chiede 300 dálasi ma contrattiamo senza troppa fatica 150] non più di 150Dalai. Ce lo aveva detto il passante di cui sopra.

Keba é un Rasta, innamorato del reggae, ma soprattutto di Bob Marley che ascolta a ripetizione dal suo vecchio cellulare, grazie ad una interfaccia Bluetooth. É sempre tranquillo, dal primo pomeriggio é sempre un po’ fatto perché fuma continuamente cannoni di Marjuana che chiama sempre e solo ‘Bob Marley’. La macchina che guida non é sua ma del suo titolare con cui fa a metà di ogni cifra che guadagna. Qualche anno fa faceva la guida poi c’è stata un po’ di crisi ed é finito a fare il tassista. Noi lo ingaggiamo per fare entrambe le cose da quel momento per 4 giorni tondi e non potevamo fare scelta migliore.

Keba ci trova dove dormire, ci trova una sim, ci fa la ricarica, ci porta a cambiare euro in Dalasi, ci porta a mangiare dei piatti tipici a prezzi irrisori, contratta al mercato della frutta con noi, ci porta nella spiaggi giusta e ci fa bere la birretta locale. Keba ci fa innamorare della Gambia dopo un primo impatto davvero negativo. 

Il giorno seguente andiamo prima al Bijilo Forest Park, poi alla Crocodile Poll e infine alla spiaggia di Kololi. La sera come a pranzo andiamo da Kadijatu’s Restaurant (+2207172055), simile ad una mensa per operai, ma nella quale di mangiano benissimo i piatti tipici come la yassa m piuttosto che il maffé, il domada o il thiep bou dien. Il domada é uno stufato di carne (agnello, capra, vacca o pollo) in salsa di Arachidi e pomodori. Con un po’ cipolla e zucca. La yassa invece é una salsa di cipolle. Puoi trovare il pollo domada come il pollo yassa. Accanto alla yassa come al domada trovi sempre del riso. Un riso colloso tipo quello del sushi ma in granì piccoli piccoli e tozzi. Il maffé é uno spezzatino di patate, carne di bue e gli immancabili arachidi. Tutto spettacolare. La mattina apre non prestissimo ma offre il Local breakfast: Panino con fagioli stufati e Panino con un maffé di würstel e patate. Un bomba. Se arrivi qui poco affamato, la fame t viene e fino a sera non ti serve altro.

Un grande striscione in plastica, di quelli che usano gli sponsor della squadra di calcio di provincia, dice che é il miglior ristorante africano tradizionale di tutta la Gambia e forse é proprio vero. Il secondo giorno andiamo a pagaiare con delle piroghe (una a testa) sul fiume Gambia, presso il Lamen lodge, poi andiamo a visitare il centro di Banjul e finiamo a vedere una partita allo Stadio [spendendo circa 20 euro a testa]. Il terzo giorno convinciamo la nostra guida a portarci al Wide Open Walls di Kubuneh per poi lasciarci portare alla Snake Farm a Kartong, come lui desiderava. 

Pranziamo tardi presso il Fransisca Restaurant, a Westfield, quartiere di Kanifing. La cucina é nigeriana, mangiamo Jolof Rice con pollo, Fufu e Superkaindja. Ci piace abbastanza. Chiudiamo la giornata con un bel bagno in spiaggia a Sanyang. Il giorno seguente ci facciamo accompagnare al traghetto per iniziare il lungo viaggio verso Dakar, tra taxi sette posti e motorino. 

La scelta dell’alloggio é complessa perché Banjul é una minuscola città portuale situata su un isola con strade battute da venti carichi di sabbia e punteggiate di edifici coloniali in rovina. Una città inospitale che è anche la capitale meno popolata (38000abitanti) e più dimenticata dell’intero continente africano. Ma Banjul affascina con la sua atmosfera storica, che manca ai lussuosi resort sulla costa, e possiede un porto e un mercato molto animati che mostrano il volto migliore dell’Africa urbana. Tutte le guide consigliano infatti di alloggiare a Serekunda, nelle località di Bakau, Fajara, Kotu Strand e Kololi nei resort sulla costa, ma se, come noi, non avete intenzione di fare esclusivamente vita da mare allora vi consiglio di cercare più nell’entroterra. Costa molto meno e potrete vivere la vita di quartiere gambiano. Serekunda, dieci volte più popolata della capitale, caotica e decadente, è il centro urbano più grande del paese, e in pratica è costituita da un unico grande mercato brulicante di vita. Noi alloggiamo al Jalangfaara (http://www.jalangfara.ch) a Kololi. Si sta bene e costa il giusto. Purtroppo per la nostra prima notte in città era pieno e Kebba ci trova il meno economico Babas Residence, decisamente meno spartano del Jalangfaara ma poco distante.

Della capitale va visto:

L’Albert Market, aperto dalle 8 alle 18, Che fin da metà del XIX secolo è il fulcro delle attività di Banjul. La vecchia città coloniale, oggi un quartiere vivissimo che affianca il porto dei traghetti: un agglomerato di edifici coloniali fatiscenti e case di legno in stile krio (strutture con il tetto spiovente ondulato e piccoli balconi di ferro battuto). Il giorno che visitiamo la capitale coincide con un seguitissimo match di calcio tra Jamsen vs Magdon. Seppure il costo d’ingresso sia irrisorio sono davvero tante le persone che per vedere la partita salgono sui tetti delle case circostanti piuttosto che sui camion ed i container non distanti dallo stadio. Attorno allo stadio non ci sono gradinate ne spalti ma solo un giardinetto racchiuso da alte mura. All’interno si respira un’atmosfera simile a quella delle feste dell’unità di quand’ero bambino. Sembra che a nessuno freghi niente della partita eppure quando succede qualcosa di saliente sembrano tutti partecipi. 

Divertente é una visita al Bijilo Forest Park, piccola riserva naturale nel mezzo dì Kololi, una vera e propria oasi di pace. Una serie di sentieri escursionistici ben curati vi porterà a far amicizia con cercopitechi verdi, colobi rossi ed eritrocebi: arrivate al parco con tanti arachidi da sganciare e vi divertirete molto in loro compagnia. Se ne siete sprovvisti potete tranquillamente comprarli al parco ma fatevi furbi: tenete il vostro sacchetto ben saldo e centellinate uno ad uno gli arachidi per non farvi sopraffare e per non farvi rubate l’intero sacchetto tutto d’un colpo come é accaduto a noi. Avere arachidi e banane é l’unico modo per entrare in contatto con loro.

Alla Kachikally Crocodile Pool, una mini riserva naturale nei pressi di Salt Matty Rd a Bakau, potrete toccare dei coccodrilli molto docili o addirittura dormienti al sole. In una pozza minuscola ne vivono infatti più di 100 e per la gente del posto questo è un luogo sacro perché i coccodrilli simboleggiano la fertilità, quindi le donne che hanno difficoltà a rimanere incinte vengono qui a pregare e a immergersi nelle acque curative. Devo ammettere che é davvero piacevole ‘coccolare’ questi grandi animali. La loro pelle è morbida ed i piedi simili a quelli di un cucciolo di gatto. Alla farm dei serpenti, vicino al confine sud, ci troviamo a toccare alcuni grandi pitoni ed altri rettili che vengono portati qui perché feriti prima di essere reintrodotti. Purtroppo, pur essendo molto frequenti in questi luoghi, non esiste alcuna educazione sui serpenti e così capita spesso che la gente spaventata ne ferisca uno o che magari li uccida.

A Kubuneh, nel Gambia occidentale, trovate un museo a cielo aperto. Tanti gli artisti che son venuti fin quaggiù a fare un muro in questo paese che diversamente sarebbe stato un anonimo paesino non troppo lontano dall’aeroporto di Banjul ma lontanissimo dal resto del mondo. Ecco noi eravamo venuti per i muri ma siamo andati via convinti di aver incontrato i più bei volti ed i più bei sorrisi di tutto il viaggio.

Ogni donazione al wide open walls viene utilizzata per finanziare la scuola del paese. Insomma artisti italiani organizziamo un muro? La strada è un po’ dissestata e Kebba, abitudinario come tutti da queste parti, ha più volte dato segnale di cedimento ma siate tenaci e sarete tutti ripagati, anche la vostra guida.

Per quel che riguarda le spiagge sicuramente consiglio Sanyang, 30 chilometri a sud di Serekunda. Non ci sono i classici impezzatori che talvolta rendono insopportabile una passeggiata in una spiaggia di Serekunda. L’insistenza e la tenacia che alcuni di loro hanno supera di gran lunga la pazienza media di un europeo. A Kololi con due di questi ho alzato la voce e son dovuto diventare scortese ma solo una nuotata dove l’acqua é alta è servita a liberarci di loro perché la maggior parte non sa nuotare. Non esistono parole che possano descrivere bene l’insistenza di questi ragazzi che popolano la spiaggia e spesso é persino difficile comprendere cosa vogliano vendervi o dove vogliamo portarvi ma se avrete voglia di menarli sappiate che é tutto normale. Sulla spiaggia invece può essere molto divertente, tra le 15 e le 18, farsi coinvolgere in una partitella di calcio tra ragazzini piuttosto che in una sessione di allenamento collettiva perché dovete sapere che in Gambia, come in Senegal sono ossessionati dallo sport, dalla forma fisica e dal calcio. I giovani fanno molta attenzione alla dieta, non bevono e non fumano, ad eccezione dei ‘Bob Marley’.
Informazioni utili:
-Questi i costi dei viaggi: Ziguinchor Juborow (il confine) in 7posti costa 2500 Cfa; Juborow Banjul 1500/2000, Banjul Karan’s sempre 1500/2000 Cfa mentre Karang Dakar 6000 Cfa.
-Una guida (con macchina di proprietà) che stia con voi tutto il giorno e vi porti a visitare spiagge, musei e parchi tra Serekunda, Banjul, fino a Sanyang può costarvi 1500Dalai al giorno. Allungando il raggio d’azione arriviamo fino a 2500Dalai al giorno. Noi abbiamo incontrato per caso Kebba Nasso ed abbiamo passato 4 giornate splendide. Affidatevi a lui per pasti e alloggio, é puntuale e capisce le esigenze altrui. Nel Deal é previsto che gli si paghino i pasti e le birrette. Lui offre volentieri i suoi ‘Bob Marley’. Nei parchi normalmente non paga ma ci sono eccezioni, vedi il parco delle scimmie dove ha pagato un biglietto ridotto. Con Kebba sempre accanto che contratta per noi siamo riusciti a vivere con 26euro al giorno a testa senza farci mancare nulla.
-Quando entrate in un parco, in quanto bianchi pagherete sempre un prezzo maggiorato mentre la guida, se paga, deve pagare la cifra da autoctono. Siccome il divario é molto ampio spesso i gestori dei parchi e dei musei preferiscono non far pagare la guida che accompagna i turisti.


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