6 giorni tra Dakar, Gorée, Ngor e Saint-Louis per capire che si sta meglio lasciati la, su un’isola, tra le macerie (Senegal Gambia 3/3)

Giorno 1: viaggio Banjul Dakar

Giorno 2: Plateau + Isola di Gorée

Giorno 3: Medina/Plateau + Isola di N’Gore + Spiaggia di Yoff

Giorno 4: viaggio Dakar in 7posti + Saint Louis (Isola)

Giorno 5: Saint Louis (la lingua)

Giorno 6: Saint Louis (la lingua) + viaggio per Dakar in un 7posti

Dakar é immensa, la più grande dell’Africa occidentale, conta circa 2,5 milioni di abitanti ed é anche la città più inquinata dell’Africa occidentale. Nel 1444 i portoghesi fondarono un insediamento sull’isola di Gorée dal quale, con il tempo, nacque l’attuale Dakar. L’isola di Gorée divenne più famosa per la casa degli schiavi, fondata nel 1776 e rimasta operativo fino al 1848. Famosa é la porta del non ritorno, che guarda l’oceano atlantico e che, era l’ultimo suolo africano che gli schiavi toccavano prima di partire per l’America. Il 30% degli schiavi morivano prima di arrivare dall’altra parte. È toccante la visita alla casa degli schiavi e pur essendo storia nota, sentire raccontate nel dettaglio il trattamento che gli schiavi ricevevano, i numeri e i dati fa davvero impressione. L’isola è a circa tre chilometri al largo di Dakar ed è lunga circa un chilometro e larga 300 metri. Oggi é abitata da 2000 persone, in prevalenza mussulmani, per lo più artisti, albergatori e ristoratori. Le costruzioni dell’isola sono in stile coloniale, circondate di bougainvillea, le stradine di sabbia e gli edifici sono in pietra lavica. Dal 1978 l’isola é stata proclamata patrimonio dell’umanità dell’UNESCO. Ha solo due piccole graziose spiaggie, una situata dentro il porticciolo mentre la seconda é sotto il Musee historique, la chiamano ‘la lage des enamoreux’ ed ha un piccolo stabilimento balneare denominato ‘Chez Tijan’ gestito da George (779805314) gentilissimo trentacinquenne che può darvi tutto il necessario per fare il classico the senegalese alla menta piuttosto che procurarvi dei frutti di mare appena pescati e cucinarveli direttamente in spiaggia. Noi abbiamo trascorso solo una giornata sull’isola e se avete poco tempo può essere sufficiente, se invece non avete un programma serrato vi consiglio di soggiornare sull’isola, di provare a prenderne il ritmo, di attraversarla di notte e poi dormirci pure. Il traghetto costa 5000Cfa andata e ritorno e c’è ogni ora/ora e mezza. L’ultimo per rientrare a Dakar é alle 23.

Consigliato il tramonto sull’isola. Il luogo miglior é senz’altro il versante ovest, in un quartiere fatiscente parzialmente abbandonato situato tra la piazza, il comune e la moschea.

Avendo un altra giornata potete dedicare mezza giornata all’isola di Ngor e mezza giornata alla spiaggia di Yoff. Il biglietto per l’isola costa 1000cfa, si tratta di una piroga collettiva fa 40posti. Essendo a meno di 1km di mare da Dakar l’isola di N’gor é il tipico luogo di villeggiatura degli autoctoni di Dakar, come Marina di Ravenna per i bolognesi. L’isola é 300m per 500m ed é alimentata a pannelli solari. A differenza dell’isola di Gorée che é dipendente da due due cavi elettrici che passano sotto il mare e due tubi dell’acqua. A Gorée sono infatti frequenti dei black out, a volte anche molto lunghi. Storico quello di 4 anni per un guasto importante.

Sull’isola di N’Gor vi consigliamo di pranzare Chez Seck mentre all’isola di Gorée abbiamo avuto soddisfazioni da Chez Nené La Retroivaille. I soliti piatti senegalesi ma benfatti, potete sedervi anche solo per un succo di frutta, sono fatti in casa e davvero gustosi. Di Dakar da non perdere: una passeggiata alla spiaggia di Yoff, una versione molto bella e primordiale della riviera romagnola, ed un giro mattutino tra Plateau e Medina. Tra i ristoranti del Plateau vi consiglio solo Chez Loutcha mentre per dormire, anche se non esattamente a buon mercato, mi sento di consigliare il Saint Louis Sun. Sono gentili, effettuano il servizio lavanderia e bar ma soprattutto é in una posizione ottimale e di giorno il quartiere é super vivo. Di notte non lo abbiamo vissuto quindi non so darvi un opinione.

Finché siamo in movimento é ancora vivibile ma appena ci si ferma la temperatura diventa insopportabile. Troppa umidità, poi c’è un fumo che dal motore entra direttamente nell’abitacolo da un buco sotto la seconda fila di sedili. Da lì si può tenere d’occhio la strada che stiamo percorrendo. Siamo in un Bus Particulier, siamo partiti alle otto di mattina da Dakar con destinazione Saint Louis ed alle undici e mezza siamo appena ad un quinto della strada che dobbiamo percorrere. Lo Chauffeur ogni volta che vede un assembramento di persone sul ciglio della strada si ferma e suona il clacson. Si ferma ogni volta che qualcuno batte la mano sulla carena del bus chiamando la propria fermata, ogni volta che il suo socio con la ma maglia dei Lakers appeso dietro fuori dal baule batte la mano contro la carena. Si ferma ogni volta che incrocia un altro Particulier, non si sa mai che qualcuno stia cercando una coincidenza. Poi si ferma per salutare amici e talvolta per scaricare merci, per dare un sacco di riso a qualcuno, un sacco di vestiti, due capre legate assieme, che fino ad ora viaggiavano sul tetto. Abbiamo preso questo mezzo un po’ per errore ed un po’ per curiosità. Inizialmente dovevamo prendere il bus ufficiale, quello diretto. Ci siamo svegliati presto e siamo andati alla stazione dei bus Liberté 5 con un ora di anticipo ma purtroppo era troppo tardi. Era già pieno ed a posteriori abbiamo scoperto che era prevedibile, come pure quello del pomeriggio. In più c’è da dire che noi siamo in cinque ed in cinque non è facile imbucarsi ma in cinque è facile riempire un 7posti. Siamo 5 solo noi… ne bastano altri 2… Il 7 posti si prende a dalla Gare di Pikine mentre il tassista ci ha portato alla ‘stazione’ dei Particulier, due chilometri più vicino al centro di Dakar, a causa di una incomprensione ed a questo punto, nel caos che sempre contraddistingue ogni contatto con un tassista, ci imbattiamo nel nostro primo Bus Particulier senegalese senza conoscere per davvero le regole del gioco. Patteggiamo per 3500Cfa a testa e lui ci assicura che anche se non é un diretto non farà molte fermate, mentendo bellamente e mettendoci pure un bel sorriso beffardo, il primo di una lunga serie. Capiamo infatti ben presto che gli altri passeggeri stanno pagando molto meno e soprattutto che nessuno dei passeggeri sta andando realmente a Saint Louis perché questo non é il mezzo adatto e che a Saint Louis ci arriverà alle venti inshallah, dopo tredici ore di tappe e pause infinite. Prima di pagare, già un ora dopo la partenza, proviamo a chiedergli uno sconto spiegandogli che sappiamo quanto pagano gli altri e che 3500 é quasi il doppio dei 2000 che han versato gli altri. Lo chauffeur sorride nuovamente soddisfatto ed ammettendo di fatto di averci truffato ma non vuol cedere: “3500 a testa!” ripete. Per la prima volta mi sento preso per il Culo e gli faccio una partaccia sul rispetto coinvolgendo pure altri passeggeri che mi danno pure ragione ma che non riescono a smuoverlo di un millimetro. Intorno a mezzogiorno e mezzo, passando per Tivaouane, cittadina con una Gare Routiere abbastanza grande, spinto da non so quale moto interiore, mi sveglio da ore di sopimento e come fosse l’ultima occasione prima di una traversata oceanica, mi lancio giù dal pulmino per prendere informazioni sul costo dei sette posti da qui alla meta. Dal primo consulto mi risulta 3000Cfa a testa. Penso che si possa fare e così cerco di convincere i miei compagni di viaggio ad accettare la sconfitta ed a scendere dal mezzo. Siamo tutti d’accordo ma Carolina vuole indietro parte del prezzo del ‘biglietto’ già versato al simpaticissimo Chauffeur. Faccio resistenza per pochi secondo poi mi lancio in questa missione suicida: io con lo sportello aperto e fuori solo per metà lo accuso di truffa, parte dei passeggeri si schierano dalla mia, lui se ne fotte, minaccio di chiamare la polizia, lui dice di salire e smettere di rompere il cazzo, che stiamo solo perdendo tempo ma forse si sta ammorbidendo. A questo punto però Carolina sequestra le chiavi della mezzo che però a sorpresa, anche senza chiavi, resta accesa. Lui chiede di aver indietro le chiavi e Carolina spiazzata gli sequestra pure il cellulare. A questo punto lui minaccia di andare alla polizia mentre io chiedo solo di fermare il mezzo per farci scendere quando in rincorsa arriva il suo collega, quello addetto al saliscendi dal portone sul retro, che chiude con forza lo sportello, squizzandomi tra lo sportello ed il sedile. Era l’addetto al saliscendi, con la sua canotta dei Lakers e lo sguardo di uno che vuole la rissa. Questo ripete più volte l’azione con forza ed urla cose in Wolof, lo chauffeur urla di salire, io perdo la pazienza tiro un calcio allo sportello liberandomi del tizio dei Lakers. Accuso lo Chauffeur di avermi mentito davanti a tutti i passeggeri che mi danno ragione poi gli restituiamo i suoi averi e scendiamo tutti e cinque, il tizio dei Lakers prende il mio posto ed il bus riparte. Noi scoppiamo a ridere. Siamo incredibilmente di buon umore e con tutti i nostri bagagli ci dirigiamo verso la Gare oramai lontana un chilometro, perché in tutto questo lo Chauffeur non ha mai voluto fermarsi. Troviamo un 7posti, paghiamo anche per i due posti mancanti e si parte: nessuno doveva andare a Saint Louis. Durante il tragitto si rompe la cinghia del motore, il nostro tassista va da un meccanico, tornano in due che per cambiare la cinghia smontano tutto il motore. Questo nuovo chauffeur non parla francese, il meccanico nemmeno, il motore é accanto alla macchina ma noi abbiamo una cassa Bluetooth che suona fortissimo, due bottiglie d’acqua fredda, quattro banane, degli anacardi e dei biscotti: stiamo da dio. Arriviamo a Saint Louis nel tardo pomeriggio. Il nostro Particulier non sarà nemmeno a metà strada.

Poi inizia a piovere e le strade diventano fiumi e la gente del posto, nell’impossibilità di uscirne asciutta, si lascia andare in un rito collettivo: uno si piazza vestito sotto lo scolo di una grondaia e, come fosse una doccia, si passa prima le mani tra i capelli, poi sulla faccia, come di primo mattino, sguardo forte. Uno lancia una secchiata alla ragazza che passa che allunga il passo e se la ride. Due bambini fanno le scivolate su pochi metri di piastrelle scivolose. Quando piove così forte, la gente passeggia come niente fosse, senza ombrelli ne impermeabili. Anche i nostri Kwai, che normalmente ti lasciano asciutto, alzano bandiera bianca e dopo pochi minuti sotto quest’acqua, ti accorgi di non scansare più nemmeno le pozzanghere, che tanto non fa freddo, che alla fine ê pure piacevole starsene bagnati. Secondo un detto Wolof non puoi attraversare l’oceano restando asciutto, ma soprattutto non puoi attraversarlo se non impari prima ad aspettare. Aspettare che la pioggia finisca, aspettare che si faccia più dolce.

Saint Louis é una delle più antiche città europee in terra d’Africa. Il suo impianto urbano e l’architettura di epoca coloniale, la sua posizione tra la terraferma e un’isola alla foce del fiume Senegal, il particolare contesto naturale nel quale sorge, conferiscono a Saint Louis un’atmosfera unica ed affascinante e le hanno valso il riconoscimento da parte dell’Unesco di sito Patrimonio dell’Umanità’. Per lo più si gira con il calesse, tipico mezzo di trasporto senegalese, ben più economico dei taxi canonici che comunque quando inizia a piovere sul serio non si azzardano ad affrontare il dedalo di stradine dei quartieri coloniali con le loro strade disconnesse ed imprevedibili ma contemporaneamente con il loro straordinario patrimonio architettonico dimenticato per anni. Saint Louis é una città magica, costruita dai coloni per i coloni ed oggi abitata esclusivamente da senegalesi. Tanti senegalesi. Nel quartiere dei pescatori c’è una densità di abitanti simile a quella di Calcutta: 21000 persone vivono in appena 300 metri quadrati. Ecco, la cosa più interessante da fare a Saint Louis é proprio un giro nel quartiere dei pescatori, anche più di uno a dire il vero perché essendo un quartiere residenziale e lavorativo cambia faccia più volte in base agli orari, ai giorni della settimana. É davvero splendido attraversarlo, ma evitate di fare foto se non siete accompagnati da una persona del luogo o potreste inimicarvi gli abitanti della città. Il quartiere dei pescatori sta nella Langue des Barbarie, che affaccia sull’oceano, mentre gli hotel ed i ristoranti stanno invece nell’isola; la città continua poi sulla terra ferma. Sulla terra ferma si trovano tanti locali, ristoranti e pure la Gare Routiere, dove prendere un 7posti piuttosto che un Taxi Brousse. Sulla terraferma, in periferia, si stanno trasferendo diverse famiglie sfollate dal quartiere dei pescatori. Spesso in tende e capanne. Questo perché negli ultimi 10 anni la spiaggia si é così tanto accorciata che quando c’è l’alta marea metà quartiere viene allagato. Le prime due file di case sulla costa già sono state erose dal mare e rese inagibili, alcune sono crollate. Ci fermiamo lungamente a chiacchierare con Cheikh, ex pescatore di 56 anni che oggi si dedica esclusivamente alla manutenzione delle reti, che ci parla del riscaldamento globale e ci racconta del problema del CO2. Negli ultimi anni la spiaggia s’é accorciata di almeno un chilometro. Mi indica una barca lontanissima per farmi capire fin dove si poteva camminare sulla spiaggia mentre oggi le piroghe sono appoggiate alla prima fila di case, quelle già sfollate. Mi mostra un muro che costruirono i francesi poco prima della sua nascita nel tentativo di fermare l’avanzata del mare e mi racconta c’è Macron s’é impegnato a fare nei prossimi anni una diga che possa arginare il mare e salvare questo luogo prezioso.  Visitiamo il quartiere sia di Venerdì che di sabato. Durante la visita del venerdì, giorno santo per i musulmani, nessuno lavora, il mercato in buona parte é chiuso e tutti sono vestiti a festa. Nessuno si offre di accompagnarci nella visita, come se anche le guide improvvisate facessero festa. Il giorno seguente invece conosciamo Cheikh che mi sento di potervi consigliate. Non ha un telefono ma se chiedete di lui tra Avenue Dodds ed il mercato non vi sarà difficile trovarlo. Da giorni avevo il pallino di spiegare ad un farmacista Wolof i miei mali per avere dei rimedi tradizionali, decido così di chiedete a Cheikh che mi porta alla Pharmacopee Tawfeex, nel bel mezzo del mercato. Spiego nel dettaglio tre problemi per cui mi servo di medicinali ed in breve ne esco con dei tronchetti di Salan da immergere e bere per il mal di stomaco e una pomata puzzolente a base di Karité e piante naturali per la cervicale. Il rimedio per la diarrea arriva domani. Mi viene in mente la canzone di Jannacci: eh se me lo dicevi prima… che oggi ti veniva la diarrea…

Comunque ora come ora sto da Dio e non ne ho bisogno, era solo per fare un po’ di scorta. Il quartiere dei pescatori é davvero consigliato, mi sento di sconsigliarlo esclusivamente a coloro che non sopportano gli odori forti, come d’altronde ogni mercato del pesce ed ogni essiccatoio. Andando oltre il pittoresco quartiere dei pescatori, oltre il mercato del pesce, oltre il cimitero mussulmano dei pescatori, trovate la spiaggia dell’hydrobase. Per arrivarci prendete un taxi (500Cfa) e risparmiate le energie per la lunga spiaggia deserta che da lì si estende per chilometri. Probabilmente è la più pulita che abbiamo visto fino ad ora. Una passeggiata rigenerante prima di ritornare nel caos e tra gli odori della città. Mettete nello zaino una bottiglia grande d’acqua e portatevi un cappello. Lasciate tutto il resto nella più vicina capanna sulla spiaggia. Tali capanne sono la cosa più simile ai nostri stabilimenti balneari, in questa stagione hanno un costo irrisorio e sono gestiti da persone accoglienti che parlano più lingue. Durante la passeggiata incontrerete diversi tipi di uccelli, mandrie di mucche, giovanissimi pastori, cani da gregge, granchi e per fortuna, allontanandovi dalla città, sempre meno pattume e sempre meno plastica abbandonata.

Informazioni utili per Saint Louis:

-Cheikh può essere una buona guida per il quartiere dei pescatori, lo trovate chiedendo di lui tra Avenue Dodds, il mercato ed il quartiere dei pescatori nel quale vive da 56 anni. Alla fine del giro in sua compagnia vi chiederà 3000Cfa, il costo di un sacco di riso. Se avete passato con lui un paio d’ore ci sta. In sua compagnia sarete benvoluti da tutti, accettati ovunque e potrete fotografare cose che in autonomia vi sarà difficile anche solo avvicinare.

Se non lo trovate fate in modo di trovarne un altra guida con le stesse caratteristiche. Ricordatevi che i vecchi qui sono davvero pochi e quelli che ci sono hanno il rispetto di tutti. Sono pochi perché il tasso di mortalità é davvero alto: gli ospedali sono pochi, i medici sono pochi e molto costosi.

-Per quel che riguarda l’alloggio a Saint Louis vi consiglio vivamente Chez Titi (Quaid Giraud 161, Rue Bouet BP 423, sull’isola). Qui sotto la recensione che ho scritto per TripAdvisor:

Il personale é cordiale, la posizione é ottima, abbiamo dormito qui due notti, occupando una matrimoniale ed una tripla molto grande. La struttura ha gli stessi problemi di tutti gli altri hotel dell’isola: spesso rimane senza acqua, spesso rimane senza corrente elettrica. Ma non é colpa di Chez Titi. Se per voi é insopportabile allora cercate un hotel sulla terra ferma. Qui a Chez Titi ogni stanza ha le zanzariere e per 5euro ti lavano ed asciugano una lavatrice piena (di quelle standard). Un giorno è sufficiente. A Dakar ci costava quasi il doppio. Sul tetto un ampio terrazzo con splendida vista sulla vita del quartiere. Dal terrazzo si possono osservare i pipistrelli che abitano un altissimo albero accanto alla casa. Durante tutta la notte le capre vi accompagneranno con il loro belare. Sarà come averle accanto. Purtroppo di giorno, in questa stagione, si é assaliti dalle mosche ma le camere per fortuna si salvano: basta farci attenzione e riuscirete a tenerle fuori.

-Per quel che riguarda i pasti consiglia: La linguere (00221 339613949) su tutti e Le Fleuve Plus (00221 775733843), entrambe economici. Se volte fare due chiacchiere musicali sulla musica africana e bervi un espresso bio, piuttosto che un latte di cammello o un succo di Baobab e fiori di non so cosa, allora andate da Ndar Ndar Music Café (00221 773521554). Tutti i locali che vi ho consigliato sono su Rue Blaise-Diagne, tutti sull’isola, tutti nella zona centrale. Tutte le sere fanno concerti per tutta la città, vi basterà fare attenzione ai volantini nei bar, nei ristoranti e per la città. Vi consiglio il Galaxy ed il Vip Mix Club, entrambe ‘bar de concert’. Noi abbiamo assistito in quest’ultimo un bellissimo concerto cora/chitarra/voce in lingua Wolof.


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