Utopie, ossessioni e Kung Fu Panda.

Il nostro primo giorno a Città del Messico lo abbiamo passato nella zona est della città, all’Organizazion Popular Francisco Villa Indipendente, nella Polverilla, un luogo incredibile, una comunità quasi completamente autonoma di 3000 persone che aspira alla totale autonomia dallo stato messicano. Una comunità socialista di tradizione marxista leninista che però non tenta in alcun modo di riprodurre un sistema già esistente ma che attraverso il continuo confronto con altre forme di lotta prova a definire una nuova idea di socialismo. Costruendo giorno dopo giorno una società nuova che anche per l’istruzione, l’acqua, l’elettricità e la giustizia non dipende più da nessuno salvo che da se stessa. Anche le abitazioni sono gestite comunitariamente. Costruite in 20 anni (li compie il prossimo 21 maggio) con un prestito ottenuto dallo stato. Esiste una legge qua in Messico secondo la quale nessuno dovrebbe mai pagare per l’affitto più del 15% del proprio salario. Questa legge però non viene in alcun modo fatta attuare il realmente. In nessun luogo salvo qui a Francisco Villa. Qui a ciascun compagno viene chiesto di saldare il proprio debito proprio in questi termini, dando alla comunità solo il 15% del proprio salario. Questo fa sì che la restituzione di tale prestito avverrà in tempi sostenibili dai singoli e dalla comunità. Qui lo stesso concetto di proprietà privata assume un valore altro: nessuno è proprietario della propria casa, semplicemente ogni famiglia gode dell’utilizzo dell’abitazione in cui vive. Insomma oggi abbiamo visitato un luogo nel quale le utopie sono meno utopie. Nel quale tutto sembra possibile, che non vuol dire facile, tantomeno scontato, ma un luogo nel quale vorrei venire a vivere quando sarò riuscito a mettere da parte questa maledetta ansia occidentale del dover raggiungere sempre i miei obiettivi individuali. Di farlo in tempi prefissati. Di sopravvivere a tutto questo. 
Dopo un viaggio in metro all’ora di punta, pigiatissimi ed entrati a spintoni, arriviamo a casa di F. un giornalista che vive qui da anni con suo figlio E. di cinque anni. Non conosco nessuno dei due ma appena entrato vengo rapito da E. nella visione di Kung Fu Panda 2. Lo guardo fino alla fine e ne esco più sereno, leggero. Per tutto il giorno ho avuto un pensiero a Bologna, ai miei ritardi, ai miei errori, al senso del per sempre che patisco così tanto, alle sconfitte che non voglio accettare. A tutte le cose che mi sembra di non aver aver detto, di non aver spiegato, alle cose che trovo ingiuste, a lei. Poi per fortuna ho incontrato E. che dopo pochi minuti di Kung Fu Panda, senza nemmeno sapere il mio nome, ha appoggiato la sua testa sulla mia spalla, riappacificandomi.Lo scopo di questo blog non è quello di spiegarvi tutto nel dettaglio quindi se volete saperne e capirne di più questo è il posto giusto: 20zln.noblogs.org

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